Vinòforum indossa lo smoking. La più grande manifestazione del centro-sud dedicata al vino e nom solo, giunta alla sua ventiduesima edizione, cambia passo e fa, come asserito dal suo Ceo, Emiliano Venuti, un salto di livello. Duplice. Per questo lo smoking. Da una parte nasce lo spin off Vinòforum Class, in programma lunedì 9 giugno presso la splendida Terrazza Caffarelli e dedicato esclusivamente alla parte commerciale, dall’altra la manifestazione, fiera, evento o festa, come la si voglia intendere, nel 2025 sarà allestita dall’8 al 14 settembre nella romantica scenografia di Piazza di Siena, in piena Villa Borghese.

Questo palcoscenico, decisamente affascinante, appare però essere una tantum in quanto nel 2026 Vinòforum dovrebbe tornare al Circo Massimo forte dei numeri fatti registrare dall’edizione 2024. Un ritorno annunciato da Emiliano Venuti anche se l’assessore all’agricoltura del Comune di Roma, Sabrina Alfonsi, non ha mancato di sottolineare come vedrebbe più positivamente il ripetersi dell’esperienza Piazza di Siena anche nel 2026 e a proseguire, essendo una scenografia che al romanticismo accompagna anche la possibilità di ampliarsi, cosa che non può avvenire per il Circo Massimo.

D’altronde Roma, come ha ricordato l’assessore Sabrina Alfonsi, a breve sarà nominata Città del Formaggio 2025, dopo essere stata nominata Città del Vino e ed essere entrata nell’Associazione Nazionale di Città dell’Olio e ambisce anche ad essere Città del Pane. Una filiera del cibo che ha trascorsi millenari e che fanno capo alla Roma dei Cesari, che siano stati Senatori, Consoli o Imperatori.

L’olio è già una parte importante di Vinòforum, come testimoniato da Elia Del Pizzo, Responsabile Progetti UNAPROL, Consorzio Olivicolo Italiano e il Lazio può vantare una olicoltura di grande qualità e riconoscimenti internazionali per la stessa.

Quello che resta da scoprire è se questa festa, come l’ha definita Massimiliano Raffa, Commissario Straordinario Arsial – Agenzia Regionale per lo sviluppo e l’innovazione dell’agricoltura del Lazio, manterrà un aspetto pop, perché se si ritiene alla portata di tutti spendere 30€ per una bottiglia di vino da bersi a casa nel quotidiano, c’è il rischio di farne un prodotto esclusivamente di lusso, perdendo quell’elemento storico legato alla socialità che ne ha segnato la produzione nei secoli. Considerazione però che non toglie valore al pensiero espresso da Emiliano Venuti quando ha ricordato che diffondere la cultura del vino ha il vantaggio di insegnare a bere meno e meglio.