Calici&Spicchi. La presentazione del volume di Antonella Amodio è stata uno dei momenti caratterizzanti l’8 edizione della manifestazione IOVINO, svoltasi a Roma, al Courtyard Marriot Hotel, il 16 marzo.

Una manifestazione dedicata ai vini delle Marche e della Campania, con oltre 100 cantine in esposizione. 100 e passa esperienze umane appassionate dall’idea di fare un vino diverso alla ricerca del difficile, del mai sperimentato, ovviamente con risultati diversi, che possono non soddisfare, ma che hanno in sé la scommessa di persone che non ci ha messo solo le braccia, ma l’anima.

Girare tra i banchi, impossibilitato a provare ognuna delle esperienze portate in testimonianza, cercando quell’aspetto che fa del vino una cultura e non una moda, una passione e non un mero commercio, è di per sè appagante.

Una manifestazione, quella di IOVINO, dove non solo si valorizzano vitigni decisamente territoriali, come il Ribona per le Marche e l’Asprinio d’Aversa per la Campana, ma si valorizza la ricerca di una connotazione dedicata al territorio, di un rapporto stretto tra la vita, il suo terroir ma anche la storia che caratterizza quel pezzo di regione, quel pezzo d’Italia. E così accanto all’Asprinio d’Aversa “funambolico” come quello presentato nell’abbinamento pizza e vino ad opera di Luca Paparelli in versione bollicine metodo charmat, si accompagna il Ribona de I Tre Filari, quello della Cantina Capinera per tornare all’Asprinio metodo classico della Masseria Campito. Un viaggio condotto sapientemente, quella della masterclass, da Antonella Amodio accompagnata da due chef della pizza, Giacomo Garau di Olio e Basilico e Giancarlo Casa de La Gatta Mangiona.

E tornando a girare tra i banchi scopriamo realtà che vinificano solo Palagrello, rosso e bianco, in purezza, come la Tenuta Tralice, chi fa solo Verdicchio come la Tenuta Ugolino, chi solo Vernaccia come l’azienda agricola di Massimo Serboni (d’altronde se sei a Serrapetrona…) o chi dedica un’annata al padre con l’etichetta 1930 con un metodo classico a base di Greco di Tufo, come elaborazione del lutto. Quella scritta a mio padre rivendicata dal produttore de Le Cantine di Marzo.

Sono tante le esperienze che gli organizzatori della manifestazione, Manilo Frattari e Romina Lombardi, hanno raccolto. E sono sicuramente tutte meritevoli di essere raccontate, ma come si fa? Non basterebbe un tomo alla guerra e pace se volessimo entrare nel profondo delle singole esperienze. Mi è piaciuto la piccola azienda Viticoltori Lenza che da un problema umano che ha impedito la raccolta delle uve aglianico nei tempi corretti, ne ha prodotto una versione l’uva surmatura che chissà non diventi un suo cavallo da battaglia insieme anche al passito che ne è derivato.

Infine vorrei citare un bottiglia perché ci torneremo in maniera dedicata: Pietrabianca, Asprinio Igt terre del Vulcano, azienda agricola Vitematta.