Artemiscience | Anno 4 – Numero 2
Pubblicato il 14 luglio 2026 alle ore 15.30
L’EDITORIALE
Clima rovente. Il 2026 non sarà ricordato solamente come l’anno con il mese di giugno più caldo di sempre, come testimoniato dai satelliti della costellazione europea Copernicus, ma anche, e forse soprattutto, come l’anno maggiormente contrassegnato da un clima di incertezza.
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Accanto, infatti, alle incertezze dovute al conflitto russo-ucraino si sono aggiunte le incertezze derivanti dall’approccio alla politica del presidente statunitense Donald Trump. Incertezze geopoitiche: il quadro mediorientale si è aggravato grazie al supporto politico fornito a Nethanyahu, quadro che gli USA hanno inasprito entrando in guerra con l’Iran e trascinando tutto il mondo, ma soprattutto l’Europa, in una nuova crisi energetica. E l’Europa ha mostrato tutte le incertezze di chi non sa che pesci prendere, con posizioni spesso conflittuali che in qualche caso si sono ricomposte grazie allo stesso inquilino della Casa Bianca. Incertezze che producono un disordine generalizzato, in cui l’economia è diventato oggetto per produrre speculazioni, in cui la guerra è divenuto un modo per costringere ad investire in armi, in cui la stessa Intelligenza Artificiale è divenuta un’arma militare assai pericolosa. In questo contesto l’auspicio può essere solo che si sia, finalmente, toccato il fondo e non resta che provare a risalire onde evitare il peggio, effettuando una svolta epocale, di quelle che cambiano il mondo. Vi sono due immagini di questo 2026 che spingono a pensare che oltre non si possa andare: quella di Papa Leone XIV, oggetto degli strali del suo connazionale Donald Trump, che attraversa il portale di Lampedusa e ricorda che sono stati gli immigrati a plasmare gli Stati Uniti. L’altra è di Donald Trump al G7 di Evian che entrando nella sala del vertice in ritardo si autodefinisce il boss. Due immagini di due mondi molto diversi tra loro. Che non basta ricomporre. È necessario scegliere e l’Europa deve finalmente decidere se vuole essere una realtà autonoma e unita o continuare ad essere una mera alleanza economica di singoli paesi che cercano di trarne il massimo vantaggio. Il covid sembrava aver dato delle opportunità, uno stimolo a crescere e a fare insieme. Non è stato così. Oggi non c’è il covid ma forse c’è di peggio: c’è il conflitto, non solo fisico ma anche valoriale. Insomma, clima rovente.
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Natura non facit saltus, scientia facit
La natura non procede per salti, la scienza sì. Se l’evoluzione umana ha un cammino piano e costante, così come l’evoluzione dell’universo, la conoscenza dell’uomo procede per balzi, intuizioni, accelerazioni, portando l’essere umano a conoscere le vastità dell’universo di cui rappresenta una piccolissima, infinitesimale parte. È la meraviglia dell’intelletto. Nell’astronomia e nell’astrofisica questo è particolarmente evidente perché l’uomo è arrivato a concepire e poi a provare ipotesi che sono più grandi, molto più grandi, dell’uomo stesso.
di Giovanni Bignami e Francesco Rea con Concetto Calafiore, Marta Vitalini, Francesco Serratore, Nicola Nosengo regia Francesco Rea collaborazione di Davide Coero Borga e Francesca Aloisio
Dalle Torri alla Luna
Nel quadro più ampio del Protocollo di intesa “Economia della Scienza e della Conoscenza” promosso dal MIUR, l’Università di Roma Tor Vergata, ENEA, CNR, INFN, NAF, ASI, il Municipio Roma VI e il Comune di Frascati collaborano al progetto Smart Urban Sustainable Area – SUSA finanziato dal MIUR. Il minidocumentario descrive il progetto che si prefigge di valorizzare in chiave inclusiva l’area sud-est del territorio romano, rendendolo un distretto di scienza e conoscenza tramite la diffusione della formazione, della ricerca e il trasferimento e della tecnologia.
Regia Marco Spagnoli – Produzione Cinecittà – Istituto Luce
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