Quando lo Spazio diventa sentinella dell’acqua
Di Redazione
Riccardo Marchetto, classe ’76, master in Space Business Administration presso la Luiss di Amsterdam e con una forte passione per la programmazione, ha trovato nello Spazio la chiave per affrontare il problema delle perdite idriche, una delle sfide più critiche del nostro tempo.
Ha iniziato la propria Space adventure nel 2014 con Neptune, una startup incubata nell’ESA BIC, introducendo sul mercato una nuova tecnologia basata sull’analisi di immagini satellitari. Il suo impegno è poi proseguito con la creazione di Cosmic, una nuova startup vincitrice dell’ESA Startup Competition, che continua a operare nel campo della ricerca perdite attraverso l’utilizzo dei raggi cosmici secondari. E altre idee sono ancora in arrivo.
Dall’informatica ai radar aerei e satellitari per trovare le perdite idriche. Come è avvenuto tutto ciò?
A dire il vero, quasi per caso. Ho lavorato come system integrator nel settore idrico per molti anni realizzando automazioni e sistemi di telecontrollo dislocati in tutta Italia; sviluppavo dispositivi in grado di raccogliere e trasmettere qualsiasi dato relativo all’acqua, dai livelli delle vasche di accumulo alle analisi chimico-fisiche, e tra i dati più importanti c’erano i volumi immessi nella rete. Tali valori erano poi confrontati con le quantità rendicontate in bolletta e da questo semplice confronto si faceva una prima stima delle perdite idriche. Già trent’anni fa tutti i gestori presentavano lo stesso problema dove vi era almeno un 20%, oggi non meno del 35%, di acqua potabilizzata ed immessa nella rete ma non fatturata. All’epoca la tecnica principale di ricerca si basava solo sull’ascolto fono-acustico generato dal rumore della perdita che, come oggi, richiede molto tempo per l’indagine della rete ma con modesti risultati se si pensa che quotidianamente una squadra percorre al massimo una decina di chilometri su reti che possono estendersi da 5 mila agli oltre 40 mila.
Dopo un po’ di anni trascorsi nei telecontrolli decisi che era il tempo di una svolta professionale e seguii un master in cui i docenti provenienti da Thales Alenia Space curavano il modulo tecnologico. Durante una lezione ad un certo punto l’insegnante esordì dicendo “con i satelliti è possibile vedere l’umidità nel sottosuolo”. È stata una vera folgorazione, ossia l’idea di avere una mappa in cui identificare subito le zone ad alta umidità e quindi limitare le zone d’indagine per velocizzare la ricerca e di conseguenza la riparazione.
Mentre per Cosmic?
Con Cosmic le cose sono andate diversamente e lo sviluppo della tecnologia ha richiesto un impegno maggiore per la definizione e raggiungimento dei primi risultati. Dopo aver conseguito una certa maturità tecnica sui dati satellitari, cercavamo un qualcosa di distintivo per differenziarci nel mercato ma che rimanesse fortemente legato allo Spazio. Grazie al confronto tecnico con esperti del settore, tra cui anche il Prof. Roberto Battiston, è nato il progetto per la ricerca perdite mediante analisi dei raggi cosmici. Si trattava di un’applicazione completamente diversa rispetto all’osservazione satellitare e richiedeva la costruzione di un dispositivo mobile, trasportabile e georeferenziato. Nonostante queste difficoltà il vantaggio però risiedeva nella maggiore risoluzione e precisione del dato, che avrebbe fornito informazioni complementari in grado di migliorare anche l’analisi satellitare per velocizzare le attività di ricerca in campo.
State portando avanti anche altri progetti?
Da circa un anno stiamo lavorando ad un progetto finanziato da ESA NAVISP che prevede di utilizzare i satelliti GNSS, che normalmente si usano per i servizi di geolocalizzazione, come veri e propri radar per la ricerca perdite.
Abbiamo quindi presentato ad ESA l’idea basata sulla realizzazione di un ricevitore che sfrutta la riflettometria GNSS analizzando i segnali riflessi dal terreno per ogni singolo satellite e ricavando così l’umidità del sottosuolo. Si tratta di un grande progetto in quanto va a reimpiegare i satelliti esistenti nati per la navigazione in una nuova forma di radar distribuito. Le prime sperimentazoni stanno dando ottimi risultati e i vantaggi di questo tipo di strumento sono molti tra cui il costo contenuto ed il peso ridotto che lo rende trasportabile anche su droni.
A proposito di sogni nel cassetto ne ha qualcuno?
Sempre tanti e forse troppi. Al momento, quello più concreto, riguarda la collaborazione con un’importante azienda italiana con cui abbiamo avviato la progettazione di uno stormo di CubeSat per la realizzazione di un payload innovativo per l’osservazione della Terra. Mi affascina anche la robotica spaziale applicata allo Space Debris che diventerà un tema sempre più dominante. Infine, per restare nel tema acqua, tempo fa avevamo anche ragionato su un rover in grado di individuare automaticamente il water-ice presente nel sottosuolo lunare per supportare la scelta dei siti per le future infrastrutture; questo argomento potrebbe tornare centrale a breve vista l’attuale tabella di marcia del programma Artemis. Poi se parliamo proprio di sogni, beh un viaggetto nello Spazio chi non lo desirerebbe?
Riccardo Marchetto
CEO Cosmicwaterleaks
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