Alta Langa l’eccellenza del metodo classico
Di Sommelier Franz
Giornata dedicata alle bollicine metodo classico quella organizzata dal Consorzio dell’Alta Langa nello Spazio Field di Palazzo Brancaccio a Roma. Una B2B destinata agli operatori e alla stampa di settore, per una bollicina che ha un grande passato e un’importante espansione.
Il territorio dell’Alta Langa si trova in realtà nel sud del Piemonte, al confine con la Lombardia, la Liguria e l’Emilia Romagna. È abbracciato dalle colline di Alessandria, Asti e Cuneo, dove Chardonnay e Pinot Nero hanno trovato, fin dall’800 un habitat ideale, tra pascoli, frutteti e filari di viti.
Una tradizione raccolta dai francesi, quella del metodo classico, resa importante inizialmente con il Moscato, vitigno caratteristico del territorio di ASI, per poi raffinarsi nei vitigni sopracitati, Pinot Nero e Chardonnay, i vitigni base dello champagne.
Ma se conosciamo diffusamente realtà come l’Asti spumante, è nell’ultimo decennio che l’Alta Langa si è caratterizzata per una produzione di metodo classico innovativa e di grandissima qualità, così da divenire concorrenziale al Franciacorta o al Trento Doc.
Hanno contribuito alcune scelte di sistema, come per esempio prevedere nel proprio disciplinare la sola versione millesimata, ovvero con vendemmie della stessa annata, come avviene per i vini fermi, mentre è opzionale negli champagne e nei metodi classici. Lo champagne infatti nasce come cuvée di diverse annate e diversi vitigni, ed è frutto di un sapiente dosaggio, la ricetta segreta che lo rende unico. Ma le ricette possono essere tante e caratterizzate da elementi diversi: il territorio, l’enologo, la passione del viticoltore, oltre l’uva, sono elementi fondamentali di una ricetta che punta alla perfezione.
Nel nostro viaggiare tra i banchi d’assaggio ci siamo “incontrati” con aziende che sono realtà storiche nell’ambito della produzione di vino in Piemonte, la regione che ha più Docg in Italia, bel 19, con 6 di queste che riguardano solo il Nebbiolo, e che tra Barolo e Barbera, Roero e Erbaluce, hanno scelto di dedicare un po’ di attenzione a quei vitigni, Pinot Nero e Chardonnay, propri della Champagne e della Borgogna, che però in quel territorio hanno trovato una nuova patria.
Tra queste Terre di Barolo, una cooperativa nata nel 1958 che rappresenta le trecento aziende che si dividono un territorio estremamente ridotto e che comprende appena 11 comuni. Hanno due versioni, anzi tre con la riserva: una chardonnay in purezza (che poi diviene riserva) e un blanc de noir all’85% Pinot Nero.
Mi ha colpito Tenuta Langasco d’altronde se guardate la foto potrete capire perché. L’azienda non è giovane, è nata nel 1979, loro sono giovani, lui enologo lei laureata in economia aziendale sta per specializzarsi in marketing per poi dedicarsi allo sviluppo dell’azienda. Dal punto di vista delle bollicine anche come azienda sono giovani, pochi ettari per poche bottiglie, mettendo in questa lavorazione tutta l’esperienza di tanti anni di vino fermo.
Chiudo con Agricola_TT, azienda nuovissima, nata solo nel 2019. Una storia che sa di sfida. Proprietari di vigneti, li davano in affitto ad altri produttori. Nel frattempo avevano realizzato un agriturismo con obiettivi molto concreti e per questo limitati. E alla fine però è andata meglio di quanto preventivato e si sono chiesti se aveva senso vendere bollicine altrui quando avevano i vigneti per produrlo autonomamente. Oggi si appoggiano, per la vinificazione e i successivi processi, alle cantine che un tempo affittavano i loro terreni, nel frattempo è in costruzione la loro cantina.
Non potevo parlare di tutti, perché tutte le cantine del consorzio meritano, poi possono piacere più o meno, dipende dal gusto: ma produrre vino, produrre spumante, non è realizzare una mera bevanda, ma un’opera complessa fatta di cultura, passione, appartenenza … e che deve il più possibile messa nella disponibilità di essere conosciuta da tutti.
Il plastico dell’Alta Langa
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