EIE compie 35 anni … di successi

Apr 30, 2025 | Blog, Cultura, News, Scienza

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Di Redazione

Intervista a Tommaso Marchiori attuale vcepresidente della EIE Group, figlio del fondatore Gianpietro Marchiori che ha saputo guidare l’azienda attraverso l’evoluzione scientifica e tecnologica della nostra società ed economia, la New Space Economy, senza lasciarla agganciata al suo obiettivo di partenza, la cura delle rotaie ferroviarie.

maurizio valeriani, direttore vinodabere

L’azienda EIE compie 35 anni di attività. Rappresenta una realtà italiana che ha saputo costruirsi un percorso qualitativo importante, fino ad approdare al settore dell’esplorazione spaziale. Partiamo da questa realtà, che ultimamente ha preso un’accelerazione tornando a essere una discriminante nel panorama geopolitico: che idea si è fatta di quello che potrà essere il futuro dello spazio con la nuova guida USA e l’affermarsi di nuove potenze spaziali quali la Cina, ma anche gli investimenti di Paesi emergenti come India ed Emirati Arabi?

L’esplorazione ha da sempre rappresentato per l’uomo una ricerca di conoscenza, avventura e scoperta, un modo per spingersi oltre i propri limiti, sia fisici che mentali, per comprendere il mondo e se stessi. L’evoluzione verso l’esplorazione spaziale non solo esalta la nostra comprensione dell’Universo, la capacità di innovare e l’adattarsi alle sfide del futuro, ma rivoluziona anche i nostri approcci verso la tecnologia e la scienza in genere. Risulta quindi fondamentale attivare processi di cooperazione e di collaborazione, che rappresentano in questo complesso momento storico, il vero catalizzatore della sua capacità evolutiva.

L’esplorazione favorisce inoltre l’interscambio di conoscenze e competenze nonché garantisce il supporto reciproco tra le parti generando contemporaneamente cross fertilization tra sistemi industriali e tra questi e le istituzioni.

Dal dopoguerra, anche se con dinamiche totalmente diverse, gli USA e la Federazione Russa continuano a caratterizzarsi, con il loro operato, come “guida” nell’evoluzione e nel progresso in campo spaziale, in funzione dei relativi rapporti bilaterali o congiunti. Nel Nuovo Millennio, Cina, l’India e UAE hanno iniziato a imporsi nello scenario mondiale evidenziando strategie nazionali sia scientifiche che commerciali in pieno stile New Space Economy.

La competizione, quindi, diventerà sempre più persistente e orientata da fenomeni geopolitici di nazioni come Cina e India. Bisognerà conseguentemente seguire da “vicino” gli step nel breve periodo e capire come inserirsi in vista di una congiunzione di intenti, in settori disciplinari che compensino la loro non presenza strategica in nicchie di mercato tecnologico (poter rispondere all’interno del loro mercato).

EIE fa parte dell’ecosistema delle aziende capaci di offrire, internamente al sistema nazionale e nel resto del mondo, contenuti specifici che soddisfano le volontà collettive in vista di una nuova corsa nel dominio delle attività spaziali (EIE-Scienza-Industria-Servizi).

maurizio valeriani, direttore vinodabere
Come valuta le politiche europee nel settore? Sono all’altezza del dinamismo che lo caratterizza?

L’ESA nasce per soddisfare le politiche di settore fra i Paesi membri e con la consapevolezza di appartenere tutti ad un mercato unico. Nel quale continuare ad investire in ricerca e sviluppo, efficientando le spese e favorendo meritocraticamente gli Stati, senza sottovalutare l’aspetto della ripartizione delle risorse, al fine di evitare frammentazione interna, capendo quando sia possibile favorire gli investimenti pubblici nel rispetto delle regole internazionali.

USA, Cina ed India, dal canto loro, hanno implementato programmi che inseguono con o senza collaborazione estere. Spetta a noi quindi attivare nuove e diverse relazioni al fine di ottenere possibili accordi di collaborazione. Per farlo è necessario assumere sempre più consapevolezza della complessità anche culturale delle dinamiche di collaborazione, acciocché evitare inutili barriere competitive. I gabinetti ministeriali italiani dovrebbero mantenere un’attenzione continua a ciò, con impiego di personale di grande esperienza. È consolidato infatti che “…in ESA si riesca a far molto con poco…” come dimostrano i numeri a disposizione per i finanziamenti in molti programmi.

La politica deve farsi promotrice con metodologie e processi meno burocraticizzati. Come già sottolineato precedentemente serve maggior reattività e meno dipendenza da paesi terzi, serve anche più rispetto in relazione agli accordi comuni, nel mercato unico europeo, sotteso troppo spesso alle dinamiche economico finanziarie basate sull’euro.

Per una corretta interpretazione bisogna allora capire il ruolo del mercato unico e le interazioni tra stati all’interno dello stesso. Molte tecnologie potrebbero essere sviluppate in seno ai Paesi europei e questo approccio favorirebbe da un lato la conservazione del know-how e dall’altro garantirebbe produzioni per terzi, così da quindi detenere ruoli settoriali di mercato. In questa epoca di forte interscambio il Golden Power è stato strumento di tutela di interessi nazionali e di sicurezza economica. Questo intervento è solo uno dei possibili, capace di bilanciare l’apertura economica internazionale in ottica nazionale.

Serve quindi promuovere lo stesso a livello europeo, con monitoraggi continui, consolidando la giurisprudenza sulla sicurezza nazionale ed europea, e le analisi sulle operazioni finanziarie (statistiche e storiche). Nel caso inoltre sussistano altri strumenti bilaterali o n-laterali che, uscendo dalle regole comuni, dovranno coesistere senza compromettere la stabilità del mercato. Nei contesti territoriali, infine, per non dipendere da terzi, bisognerà mettere le persone e le aziende in grado di poter pensare e sviluppare brevetti; promuovere l’esistenza di startup senza prevaricare lo stato di maturità dei processi o delle idee che nascono da esse e quindi dare in un certo senso campo largo ai soggetti preposti a costituirne l’ossatura e la muscolatura (Management & Engineering).

Servirà anche consolidare poli tecnologici che allaccino INDUSTRIA-UNIVERSITA’-CENTRI DI RICERCA prima su scala nazionale e successivamente su scala europea; con network solidi e condivisi all’interno del mercato unico europeo senza dispersione o dipendenza verso terzi su tecnologie avanzate o ritenute critiche. Sul fronte energetico i paesi dell’Unione Europea dovranno continuare la ricerca e lo sviluppo in ambito fusione nucleare e fissione nucleare (di quest’ultima l’Aerospazio ne fa uso già da decenni). Dovranno essere ridondanti gli interessi sulle tecnologie a semiconduttore!!! Serviranno poi allineamenti strategici per la UE come già sono instaurati con gli USA ma estendibili in analogia ad Australia e Giappone.

Andranno sostenute le tecnologie utili a migliorare l'”industria” dell’agricoltura o le altre filiere alimentari (ma intese nel dominio di tutte le risorse ambientali disponibili all’interno della UE) che traggono beneficio in maniera diretta ed indiretta dalle tecnologie aerospaziali.  Fondamentali anche gli investimenti nell’educazione e nella formazione avanzata; bisognerà investire in educazione tecnica e scientifica, per garantire forza lavoro altamente qualificata e sviluppare competitività. In tal senso bene han fatto le Università europee che, anticipando i tempi sull’attrarre talenti extra UE, hanno reso l’intero territorio europeo polo attrattivo per compensare la “perdita” di risorsa umana. In questo contesto globale, interconnesso e complesso, ritengo che combinare politiche interne UE mirate, con una forte cooperazione internazionale, possa sostenere la protezione delle risorse economiche e strategiche in chiave predittiva tempo-variante.

maurizio valeriani, direttore vinodabere
E l’Italia? Come valuta il nostro posizionamento, anche alla luce della nuova legge sullo spazio? Saremo in grado, a suo parere, di intercettare le opportunità che questo mercato crescente potrà fornire? Ha suggerimenti da dare?

La nuova legge sullo spazio in Italia, approvata recentemente, rappresenta un passo significativo per il settore spaziale nazionale. Essa mira a incentivare la crescita dell’industria spaziale, promuovendo investimenti in ricerca e sviluppo, sostenendo le start – up e facilitando collaborazioni tra enti pubblici e privati. Tra i punti chiave, in primis le misure per garantire che le attività spaziali siano ecologicamente sostenibili; gli incentivi per progetti innovativi; la collaborazione internazionale con la promozione di partnership con agenzie spaziali e aziende estere e le iniziative per formare nuovi professionisti nel settore spaziale. Questa legge potrebbe rafforzare il posizionamento dell’Italia nel contesto europeo e globale, contribuendo a progetti significativi come quelli legati a esplorazione, telecomunicazioni e osservazione della Terra.

Gli anni a venire dovranno quindi caratterizzarsi con nuove iniziative basate, ad esempio, su concetti multi-missione e di multifrequenza, il lancio di costellazioni i mini-micro-nanosatelliti che forniscano servizi innovativi, nonché il lancio di sistemi satellitari scientifici distribuiti. Dovrà inoltre essere incrementato lo sviluppo delle capacità e la flessibilità del programma Vega: questo potrà garantire il coinvolgimento attivo del mondo della ricerca e di quello industriale, con particolare riferimento alle PMI e alle start-up.

Torniamo a EIE GROUP. Se dovesse riassumere in tre parole il suo cammino in questi “primi 35 anni”, quali userebbe e perché?

Creatività, innovazione guida (leadership settoriale), hanno rappresentato e rappresentano il successo internazionale di EIE e la sua capacità di stare e crescere nei mercati. Le evoluzioni in atto non possono che confermare l’attualità di tali termini, assunti per rappresentare le modalità attraverso le quali EIE affronta le sue sfide.

In particolare, EIE GROUP ha basato il proprio cammino di crescita sulla capacità di ingegnerizzare le possibili soluzioni. Come entra l’esplorazione spaziale in tale contesto?

EIE sviluppa negli anni una capacità sistemica che le consente di collocare la sua ingegneria ai vertici dei processi di sviluppo di progetti complessi e multidisciplinari. Con tali dotazioni EIE si è conseguentemente affacciata al mondo dello spazio e della difesa. Lo ha fatto ijnserendo nell’organico giovani specialisti del settore, che hanno saputo immediatamente integrarsi nelle dinamiche specifiche dell’ingegneria applicata, ma anche complementando le loro dotazioni di innovativi processi manageriali e relazionali.

EIE ha poi sapientemente attivato piani di trasposizione delle sue tecnologie in ambiti limitrofi, quali quelli delle ground facilities e delle applicazioni per aerospazio e difesa. Sono prodotti EIE: gli osservatori Flyeye di ESA, per la Space Surveillance and Tracking, il sistema VERT-X con il loro RasterScan per la calibrazione dello specchio per raggi X  del futuro telescopio spaziale Athena, sempre per ESA che sarà installato all’interno di una camera a vuoto costituita da un cilindro in acciaio da 7m di diametro per un’altezza di soli 20m. sono prodotti di EIE per lo spazio anche le stereo-camere iperspettrali da installare su droni, cube-sat o su satelliti per l’osservazione in “quattro dimensioni” della superficie terrestre o per l’osservazione planetaria. Recentemente EIE ha iniziato un interessante percorso per la realizzazione di strutture per piattaforme di lancio per i futuri spaziopporti e per la presenza umana sulla Luna e su Marte.

Per gli anni a venire, il vostro approccio è più per lo spazio o dallo spazio? O intendete operare in entrambi i fronti?

EIE non ha mai pianificato indirizzi di business a configurazione ristretta, lasciandosi condurre da strategie di marketing orientate dalle opportunità e dalle tendenze dei mercati, adattando sapientemente le sue tecnologie, le sue infrastrutture e soprattutto la sua capacità di adattamento dell’offerta ingegneristica e manageriale del proprio organico. EIE si caratterizza quindi come azienda pronta ad offrire processi da sistemista nello sviluppo di progetti complessi, anche utilizzando una articolata, quanto matura, supply chain e aggregazioni industriali e scientifiche mirate agli obiettivi da perseguire.

In passato, gli investimenti spaziali sono stati soprattutto pubblici. Negli ultimi anni i privati hanno guadagnato posizioni di rilievo e il trend sembra accelerare: basti pensare che il nuovo amministratore della Nasa è un imprenditore privato. Ritiene ancora determinante il ruolo del pubblico negli investimenti spaziali o pensa che questo sia progressivamente destinato a scomparire?

Il ruolo del settore pubblico negli investimenti rimane fondamentale, anche con l’aumento della partecipazione privata. I governi forniscono finanziamenti iniziali, regolamentazioni e infrastrutture critiche, oltre a garantire ka sicurezza e la cooperazione internazionale. Il new deal della Space Economy ha trasformato l’interesse industriale, generando una crescente presenza di aziende private. Le collaborazioni tra pubblico e privato, come nel caso della NASA e di SpaceX, dimostrano che entrambi i settori possono trarre vantaggio da questa sinergia. È probabile che il settore pubblico continui a svolgere un ruolo cruciale, ma potrebbe evolversi, passando da un modello di finanziamento diretto a uno di partnership strategiche. In questo contesto, la scomparsa totale del pubblico sembra improbabile, poiché le missioni spaziali richiedono risorse e competenze che i privati da soli potrebbero non essere in grado di fornire.

L’Europa, attraverso l’Agenzia Spaziale Europea (ESA) sta promuovendo una strategia di cooperazione pubblico-privata per sostenere l’industria spaziale. Ha lanciato programmi come il “Commercial Space Activities” per incentivare le start-up e le aziende private, offrendo finanziamenti e supporto tecnico. In Italia, l’Agenzia Spaziale Italiana (ASI) ha collaborato con aziende private come Leonardo e Thales Alenia Space per sviluppare progetti in ambito satellitare e di esplorazione spaziale. Il governo italiano ha anche investito in iniziative di ricerca e sviluppo, puntando a rendere il settore spaziale un motore di crescita economica. La nuova legge per lo spazio varata dal governo italiano, nota come “legge per l’industria spaziale” mira a sostenere lo sviluppo dell’industria spaziale nazionale. Essa prevede incentivi fiscali, finanziamenti per la ricerca e l’innovazione, e un quadro normativo più chiaro per le attività spaziali. Uno degli obiettivi principali è promuovere la collaborazione tra settore pubblico e privato, facilitando investimenti privati e start-up nel campo spaziale. La legge mira anche a garantire la sicurezza delle operazioni spaziali italiane e a posizionare l’Italia come un attore chiave nel contesto europeo e globale. In sintesi, questa legge rappresenta un passo significativo per rafforzare l’industria spaziale italiana, stimolando la competitività e l’innovazione.In sintesi, sia l’Europa che l’Italia stanno adottando un approccio misto, integrando investimenti pubblici con il dinamismo del settore privato per rafforzare la propria posizione nel panorama spaziale globale.

L’evoluzione del settore spaziale è, in ogni caso, frutto della collaborazione. Quanto e come questo aspetto potrà contare per il futuro di EIE GROUP?

Come precedentemente espresso, i domini spaziali sono caratterizzati da processi di lungo respiro, multidisciplinari, dove principalmente i grandi player nazionali, europei e internazionali definiscono con i governi, le organizzazioni e le agenzie spaziali i piani di sviluppo e realizzativi. EIE opera in tali contesti sia con rapporti diretti con le agenzie spaziali sia con partner industriali a caratura internazionale. Analogamente EIE si è fatta negli anni promotrice della costituzione di distretti regionali (es.:  Distretto SKYD Veneto) o l’attuale rete veneta per l’aerospazio (RIR-AIR) con la quale opera in contesti nazionali e internazionali, in termini di promozione e realizzativi.

EIE appartiene inoltre all’associazione nazionale AIPAS (Associazione delle Imprese per le Attività Spaziali) e partecipa attivamente nelle relazioni istituzionali che concorrono a definire le politiche industriali in ambito spaziale.  In campo internazionale EIE è anche Global Spaceport Alliance Associate Member per tutte le tematiche legate alla realizzazione di spazioporti in termini infrastrutturali e di servizi. EIE ha quindi costituito un ambiente fertile nel quale attrarre opportunità, condividere progettualità, stabilire percorsi di collaborazione.

In generale, se guarda davanti a lei e alle sfide che EIE GROUP dovrà affrontare, quali sentimenti prova, e perché?

Lo spazio rappresenta per EIE parte vitale della sua quotidianità, non soltanto perché caratterizza la relativa unità di business ma anche e soprattutto perché si configura come nuovo e diverso modus operandi. Ne consegue che per EIE non si tratta di caratterizzare sentimenti, bensì di configurare comportamenti globali, come rappresentato dal nostro nuovo motto che caratterizzerò i nostri prossimi 35 anni: “Sons of a New Universe”.

maurizio valeriani, direttore vinodabere

Tommaso Marchiori

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