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Fabio Mecca, 20 anni in Cantina

Mag 11, 2026 | News, Blog, Cultura, enologia

Tempo lettura: 2 minuti

Di Sommelier Franz

Nel 2025, un anno fa, Fabio Mecca veniva insignito da la Guida dell’Espresso del titolo di miglio enologo dell’anno. Classe 1982, Fabio Mecca è nato in Basilicata, a Barile in provincia di Potenza, nel Vulture. Diplomato al Liceo Classico per volere del padre, medico, ha poi intrapreso la strada dell’enologo andando a studiare a Conegliano Veneto 

maurizio valeriani, direttore vinodabere

I 20 anni di attività

Nel 2026 Fabio Mecca ha compiuto i venti anni di attività, opera per diverse cantine ed ha ottenuto numerosi riconoscimenti, tanto che la Federazione Italiana Sommelier (FIS) ha voluto dedicargli un Fabio Mecca Day, con una masterclass dedicata alle cantine che hanno potuto fregiarsi del suo aiuto e che tutt’ora se ne fregiano. Un modo per Fabio Mecca di raccontarsi, perché la sua scelta da enologo è caratterizzata da un rapporto stretto con il territorio, ogni vino prodotto non può prescindere, seconso la sua condivibile, dal luogo nel quale è prodotto, dalla storia di chi lo produce, deve essere testimone del luogo dove nasce e vive. 

 

Francesco Corsi

Cantina Paternoster

Fabio Mecca, ha raccontato, ha dovuto ritrovarsi, ricostruire un percorso che sembrava già segnato. Dall’azienda di famiglia, quella degli zii. La centenaria (ogg) Tenuta Paternoster nel Vulture. Ma doveva essere destino che il suo essere enologo non poteva trovare compromessi con chi non condivideva quella visione di espressione territoria che è invece intrinseca nei vini prodotti grazie, anche, al suo contributo. E il felice paradosso è che a quella cantina ci è tornato, da enologo, quando lo hanno chiamato, nel 2016, i nuovi proprietari, la Famiglia Tommasi, una delle realtà storiche dell’Amarone. 

 

 

maurizio valeriani, direttore vinodabere

La Masterclass

Ovviamente la masterclass è stata un viaggio attraverso le differenti esperienze e soprattutto le differenti espressioni territoriali del suo lavoro, dal vesuviano caprettone e falanghina di Cantina Villa Dora al Moscato di Saracena dei Fratelli Barone. Non ho compreso la scelta di annate “agée”, perché non sempre hanno prodotto un effetto positivo nella valutazione del vino. Fatalità ha, poi, voluto che l’unico vino che non è stato possibile degustare è quello della sua cantina familiare, la Paternoster, perché servito con la posa e, la responsabile del servizio dei sommelier FIS (immagino lo fosse solo eprché serviva il tavolo dei relatori) ha ritenuto inutile cambiarci il calice e relativo vino perché lo avremmo comunque avuto con posa. Vabbè, non tutte le ciambelle riescono col buco… anche per chi degusta.

maurizio valeriani, direttore vinodabere

Fabio Mecca

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