La (bella) favola di Pumps&Pipes

Apr 28, 2025 | Blog, News, Scienza, Tecnologia

Tempo lettura: 5 minuti

Di Anilkumar Dave

C’erano una volta, un amministratore delegato di una multinazionale del petrolio e il direttore di cardiologia del più grande centro ospedaliero del mondo seduti in business class su un volo New York – Houston. La “leggenda” vuole che  i due cominciano a chiaccherare del più e del meno… e nacque pumps&pipes

maurizio valeriani, direttore vinodabere

C’erano una volta, un amministratore delegato di una multinazionale del petrolio e il direttore di cardiologia del più grande centro ospedaliero del mondo seduti in business class su un volo New York – Houston. La “leggenda” vuole che dopo le prime 2 ore di disbrighi personali, al fatidico momento del pasto a bordo (ricordiamoci che stiamo parlando di business class), i due cominciano a chiaccherare del più e del meno: di lavoro, di problemi al lavoro, di soddisfazioni al lavoro, di ricerca e sviluppo al lavoro, di nuove prospettive di lavoro. Al termine del lungo volo (sempre in business class) una cosa era a loro chiara: il loro lavoro era fatto di ‘pompe e tubi’, pumps&pipes.

Questa “scoperta” li porta ad organizzare un primo incontro tra gli ingegneri della grande azienda petrolifera e i chirurghi del grande centro ospedaliero per condividere alcune loro attività. Nacque così la prima edizione dell’evento ‘Pumps&Pipes’.
Houston è la quarta città per dimensione degli Stati Uniti con più di 500 miliardi di dollari di PIL e una popolazione in costante crescita (del 18% ogni anno). La città ha una delle popolazioni più giovani, più in rapida crescita e più diversificate al mondo: uno su quattro dei 7 milioni di residenti della regione è nato all’estero e circa 400000 millenial si sono formati qui finora. Gli stessi millennials che, fortuna o sfortuna loro, non hanno visto la serie DALLAS in televisione, non sanno chi sia JR ma sanno comunque che Houston ed il Texas sono fortemente legati all’estrazione petrolifera. Houston impiega quasi 250000 addetti, un terzo dei posti di lavoro della nazione in quell’industria ed è sede di oltre 4.700 aziende legate all’energia, rimanendo anche avamposto mondiale per gli investimenti in ricerca nell’energia rinnovabile e nella transizione energetica. La massa critica creata da una concentrazione così elevata di aziende e opinion leader offre opportunità per tutti i settori dell’industria energetica, da quella tradizionale a quelle nate dalla cross-contaminazione con altri ambiti (es Deep Tech, Gaming ecc). C’è un interessantissimo elemento che viene spesso citato anche dalla rappresentanza del territorio (Greater Houston Partnership): Houston è la quarta città degli Stati Uniti per concentrazione di ingegneri.

I millennials di cui sopra, sono però più consapevoli del secondo pilastro economico della città: le scienze della vita. Il Texas Medical Center (TMC) è il più grande centro medico al mondo con più di 100000 dipendenti, 60 istituzioni presenti, 21 ospedali, 8 centri di ricerca avanzata, 10 centri di formazione specializzata. Ma i numeri più impressionanti sono i 160000 pazienti all’anno ed i 7 milioni di visitatori che frequentano il campus (che è comunque riduttivo chiamare così, essendo una vera e propria città nella città). Questa concentrazione di competenze ha portato all’insediamento di più di 1000 aziende del settore medicale e ad attrarre fondi per la ricerca per un valore di poco sotto ai 2 miliardi di dollari l’anno. Se la città è al quarto per numero di ingegneri è però al terzo posto (fonte U.S. Bureau of Labor Statistics) per medici e personale sanitario.
Con queste premesse, Pumps&Pipes aveva creato un certo livello di aspettative, che furono tutte confermate visto il numero crescente di partecipanti e l’impulso che alcuni attori (TMC in primis) avevano dato allo sviluppo di startup, di un ecosistema di investitori, di nuove competenze. Mancava una cosa però.

Non si saprà mai quale fu la fata o l’elfo che fece scattare l’incantesimo ma di sicuro una voce fuori campo ad un certo punto disse “Houston è nell’immaginario mondiale la città dello Spazio per eccellenza, lo Spazio è il terzo pilastro economico della città, perché non li includiamo?”. Nacque così la versione attuale dell’evento ‘Pumps&Pipes’.

Una contaminazione di saperi e di iniziative per tutti i palati, dalla cardiochirugia (il cuore artificiale è da anni un best seller e il dott. Bill Cohn un relatore che ascolterei all’infinito) all’energia (non è un caso che Exxon, Shell vogliano raccontare qui i progressi dei loro più grandi centri di accelerazione di startup, che hanno voluto basare in città) passando per lo Spazio (SpaceX, NASA, Axiom Space, serve dire altro?).

L’edizione del 2024 è stata particolarmente interessante per molti motivi. In primis è stato l’evento che ha inaugurato il nuovissimo edificio del TMC, una sola parola: bellissimo. Per gli habitué delle mappe digitali si può cercare ‘7255 Helix Park avenue’ (confermo, non c’è nessuna casualità nell’indirizzo, è tutto voluto). È stato anche l’evento delle prime edizioni: il pitch di startup (presenti in sala medici, ingegneri e investitori) e la competizione per le scuole (presenti in sala medici, ingegneri, investitori e giovani). Per la cronaca ha vinto una startup che utilizza tecnologie spaziali per sviluppare un sistema autonomo di analisi non invasiva dei tubi (interno ed esterno) che, nella versione miniaturizzata, può essere usato per le arterie. Perché la cosa non mi stupisce? La competizione tra le scuole ha visto la vittoria di un team di due ragazzini nerd, una ragazza (che era il vero genio del gruppo) e un ragazzo che non ha smesso di baciare dopo la vittoria il loro rover. Oggetto della competizione? Sviluppare un prototipo di piccolo rover autonomo spinto da una reazione chimica e vedere quanto percorso fa. Undici metri sono quelli che hanno permesso loro di vincere. Abbiamo chiesto il bis, era troppo bello vederli così trepidanti nel seguire il loro gioiello.
L’evento 2024 è stato anche l’occasione per Norman Garza (direttore della Texas Space Commission) di annunciare lo stanziamento della cifra monstre di 250milioni di dollari per sviluppare un’area industriale dedicata ad attrarre aziende Spazio di altri paesi ma anche di creare una scuola professionale (traduco, in Italia sono gli ITS), un museo dello Spazio, un acceleratore di startup, una seri di laboratori in collaborazione con la Rice University e uno spazioporto. Nel successivo piano (confidenza di Norman durante il buffet) vorrebbero inserire un parco tematico ed un hotel. Non male.

Vissero tutti felici e contenti? Ancora no. Bisogna preparare l’edizione del 2025 (data prevista 8 dicembre, iscrizioni già aperte) con un occhio ai nuovi trend, si parlerà forse di AI ma anche di robotica applicata ai tre settori e di come le università del territorio (è un sistema piuttosto competitivo) possono attrarre studenti ma anche docenti per migliorare il loro posizionamento. La sfida è aperta, così come quella di avere più partecipanti esteri: il premio speciale del 2024 (foto di rito con i due fondatori e maglietta) lo ha vinto un entusiasta della cross-contaminazione dall’Italia. Il mio lieto fine, che ho già inquadrato e orgogliosamente indossato.

maurizio valeriani, direttore vinodabere

Anilkumar Dave e Stephen Igo

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